L’habitat emozionale

abbraccio..

L’Etologia Umana ci insegna che l’animale uomo, PER POTER MANTENERE LO STATO DI SALUTE, ha bisogno di un habitat specie-specifico, come d’altronde ogni altro animale, ma presenta due esigenze che lo rendono molto diverso da tutti gli altri: la prima è la spiccata necessità di componenti sentimentali più intense quali l’amore, l’affetto, le attenzioni, la profondità e il fervore emotivo delle relazioni e dei legami intimi, il calore umano e tutte le altre meravigliose colorazioni romantiche che è capace di percepire il nostro cervello. La seconda è il bisogno di contatto fisico e di attenzioni corporee.

La componente sentimentale e il contatto fisico stimolano le aree del piacere relazionale e quelle del piacere fisico, danno luogo a sensazioni di benessere e di appagamento profondo e favoriscono l’equilibrio energetico, allontanando emozioni negative e sofferenze psicofisiche.

Il cervello dell’animale uomo è costruito geneticamente (ed è anche programmato dall’educazione ricevuta) a dare estrema importanza alle relazioni affettive e alle sensazioni corporee gratificanti.

Esistono delle aree cerebrali che letteralmente si nutrono di affetto, di amore, di calore umano e di contatto fisico e ne hanno necessità a tal punto che una frustrazione del loro bisogno può mandarle in crisi: quando ciò accade il cervello non è più in grado di presiedere alla produzione e al controllo delle EMOZIONI NEGATIVE tanto da generare i problemi psichici e fisici di cui soffriamo nel quotidiano!

In particolare, la Neurobiologia ha individuato come -nella specie umana- l’aspetto legato alla sfera sentimentale e al contatto fisico-corporeo (la necessità di un contatto fisico vero e proprio) sia preponderante ed estremamente necessario. Gli stimoli positivi generati sul cervello dall’affetto e dal contatto fisico -da non confondersi con le effusioni legate alla sfera sessuale- agiscono su specifiche aree cerebrali importantissime nella produzione di endorfine; queste aree -opportunamente stimolate- garantiscono la produzione di neuropeptidi, di ormoni e di segnali chimico-elettrici in grado di agire sul tono dell’umore, di aumentare le difese immunitarie, di stimolare le capacità di riparazione e di riequilibrio psicofisico, di mantenere lo stato di salute o di diminuire i tempi di guarigione e di convalescenza, di risolvere in maniera spontanea emozioni negative e stati psicofisici alterati fino al riequilibrio completo e al ripristino della salute dell’intero organismo, malattie organiche comprese!

In altre parole, quando si verifica un deficit di componenti sentimentali e di emozioni relazionali, di contatto umano e di contatto corporeo (abbracci, coccole, gesti empatici, manifestazioni di affetto – indipendenti e non concernenti la sfera sessuale) una parte del nostro cervello entra in uno stato di sofferenza che determina la mancata produzione di neuropeptidi capaci di regolare e mantenere il tono dell’umore e produce un indebolimento generalizzato, colpendo tutte le altre aree cerebrali, anche quelle direttamente correlate con l’idea di sé, con l’autostima, con la forza interiore, con la sicurezza e con la produzione di emozioni positive, con la sensazione di benessere psichico e fisico: queste aree cerebrali, se entrano in deficit funzionale, determinano la perdita di autostima, la nascita di idee di insicurezza, la sfiducia in se stessi, l’incapacità di produrre un rilassamento e una tranquillità emotiva, fino ad arrivare alla nascita di paure, fobie, ossessioni, ansie, attacchi di panico, insicurezze e sensazione di non valere nulla.

In molti casi, nella nostra quotidianità, si verifica una estrema carenza di componenti sentimentali e di contatto corporeo per cui non si riesce a ricreare l’habitat ideale di cui il cervello animale ha estremamente bisogno. Ciò accade sia per problemi oggettivi di tempo sia per mancanza delle occasioni d’incontro, sia per come è organizzata la società, per la tipologia delle relazioni superficiali che normalmente si creano nella nostra vita quotidiana sia per le difficoltà di riprodurre situazioni idonee al percepire affetto (passiamo la maggior parte del nostro tempo in ambienti lavorativi competitivi o spesso ostili e abbiamo difficoltà a ritagliare del tempo per noi stessi a causa dei mille impegni sociali, lavorativi e familiari).

In aggiunta a tali difficoltà oggettive quotidiane, esistono anche altri due problemi: siamo educati e abituati a cercare la sofferenza, la sterile polemica, la critica, il giudizio negativo e non siamo educati al piacere né al ricercare il contatto umano, che indurrebbe le nostre aree cerebrali a produrre benessere ed emozioni positive. Il secondo problema riguarda la presenza di specifiche aree cerebrali che ostacolano e addirittura impediscono l’espressione del fortissimo bisogno di affetto e di contatto fisico, presente nella parte istintuale del cervello!

Queste aree cerebrali contengono impedimenti – divieti – sensi di colpa inconsci, nascosti dentro di noi, che non sappiamo nemmeno di avere, costruiti dal cervello autonomo nei primi 4 anni di vita: essi generano, nella parte cosciente, le sensazioni di imbarazzo, di vergogna e di paura che ci assalgono quando dobbiamo manifestare una nostra necessità o un nostro bisogno d’affetto.

Oltre ad avere difficoltà a ricostruire le condizioni esterne per ricevere affetto – dovute a problemi oggettivi della quotidianità – abbiamo dunque delle aree cerebrali che ci vietano di desiderare proprio ciò di cui abbiamo profondamente bisogno!

L’educazione ricevuta nei primi anni di vita, nell’infanzia e nella prima adolescenza ci spingono poi ad essere come gli altri ci vorrebbero: siamo attenti a piacere agli altri e non siamo programmati né abituati né allenati ad essere ciò che siamo né a fare ciò che vorremmo né ad ottenere ciò che desideriamo né tanto meno a chiederlo né a soddisfare i nostri bisogni più veri e profondi di affetto.

E’ giusto ed è normale dar piacere agli altri nonché voler piacere ed essere giudicati positivamente dagli altri e dalle persone care, accontentandole… ma così facendo, senza accorgercene, finiamo per trascurare noi stessi e i nostri bisogni: veniamo istruiti a piacere agli altri e questo fa sì che non riusciamo più ad essere noi stessi. Siamo ciò che gli altri si aspettano da noi.

Questo determina vuoti sentimentali, deficit di amore e di attenzioni fisiche ed affettive così tanto che il cervello non riceve ciò di cui ha istintivamente bisogno e va in TILT.

QUANDO IL CERVELLO VA IN CARENZA DI EMOZIONI E DI ATTENZIONI CORPOREE, FISICHE ED AFFETTIVE, DIVENTA FRAGILE, PERDE IMPORTANTI PUNTI DI RIFERIMENTO INTERNI, SI INDEBOLISCE E NON E’ PIÙ IN GRADO DI CONTROLLARE LE EMOZIONI NEGATIVE: ANSIA, PAURE, PANICO E INSICUREZZE PRENDONO IL SOPRAVVENTO.

Siamo così tanto programmati ed istruiti a piacere agli altri (siamo estremamente attenti a farci giudicare bene e a far stare bene gli altri) da trascurare i nostri bisogni, da non manifestare le nostre necessità d’affetto, divenendo incapaci di ricostruire il giusto habitat intorno a noi, necessario invece per stare bene e per scongiurare squilibri energetici.

L’habitat ideale per l’animale uomo prevede invece che il nostro cervello istintuale – il nostro corpo – la nostra anima – ricevano attenzioni, amore, calore umano, coccole… anche e soprattutto fisicamente!

Nella nostra società, la componente affettivo-corporea è particolarmente trascurata, al contrario di quanto accade negli habitat degli altri animali sociali, che passano gran parte del tempo a riservarsi attenzioni fisiche reciproche. Siamo la specie animale che più di tutte ha bisogno di componenti affettivo-corporee ma siamo quella meno capace di ottenerle a causa di divieti sociali e inconsci!

Siamo abituati a mettere barriere agli altri, ci vergogniamo, ci imbarazziamo e abbiamo paura di apparire bisognosi, fragili, stupidi… eppure abbiamo estremamente bisogno di amore che però… non chiediamo!

Non sappiamo chiedere, non sappiamo ottenere e non sappiamo conquistare; nella nostra specie si è perso l’istinto relazionale e di conquista: siamo estremamente attenti al giudizio e pensiamo di non valere abbastanza, di non avere niente di speciale, di non meritare l’affetto e le attenzioni.

E ci aspettiamo che qualcuno ci dia quello che ci manca, senza che noi nemmeno lo chiediamo, nascondendoci dietro la scusa: “Non lo chiedo perché lo deve capire da solo!”

Nella specie umana siamo particolarmente votati al sacrificio e ci impegniamo a “dare” pensando che ci basti per essere felici… ma non è così! E’ solo una stupida bugia che inutilmente ci raccontiamo e che porta al deficit emozionale e alla genesi di tutte le patologie ad esso collegate.

Produrre emozioni positive e ricreare lo stato di salute è possibile ed è semplice; basta ricostruire attorno a noi il giusto habitat emozionale e conoscere le regole di funzionamento del cervello. Le Neuroscienze forniscono un aiuto concreto e veloce: l’Emotional Training®, un percorso per ritrovare il benessere dell’intero organismo ed il riequilibrio energetico psicofisico.